domenica 23 gennaio 2011

Respiro.

Sotto la suola dei miei scarponi croccano foglie secche, sassolini e un rimasuglio di neve.
Su questa cresta in pieno sole, il lato ombroso troppo scosceso non permette alla neve di restare in pace. Ma questa è tenace, bastarda. E' neve partigiana, resiste. Si scioglie si, ma una sottile lamina si fa marmo di Carrara e lì riposa.
E' montagna di gennaio quella che vivo. Azzurro pastello in cielo, tutto è incredibilmente definito. Sole pallido, scalda senza far male. Aria che punge, entra nei polmoni e colpisce.
Seguo il lieve scondizolio del sentiero, va su e giù, lasciandosi da un lato guglie di roccia in bilico e dall'altro faggi spogli che attendono vita.
Con calma, un passo dietro l'altro. Abbandono la mia testa all'indietro, chiudo gli occhi e respiro. Respiro talmente forte un'aria che non son abituato a respirare. Fa male, ma non è dolore. E' un portarsi dentro suonicoloriprofumi in modo così violento che la mente perde peso e si mette in volo. Sento una pace che non sentivo da tempo. Non son solo, compagni di cammino mi precedono qualche passo più in là, altri viandanti scendono salutando fra uno sbuffo e l'altro.
Non son solo, ma è come se lo fossi.
E' un momento d'egoismo, me lo sento tutto mio e non voglio lasciarlo andare, ma più avanti mi aspettano. Ancora qualche passo. Arrivo alla croce di vetta, sorrido ai compagni, sorrido per la meta raggiunta.
Tutti vorrebbero vivere sulla cima di una montagna, dimenticando però che la vera felicità sta nello scalare la vetta.
Sacrosanto.

martedì 4 gennaio 2011

Autoironico sbilanciamento fra il dire e il fare.

Sgabello traballante: celo.
Seduto comodamente su suddetto sgabello: manca.

Moleskine: celo.
Matita: manca.

Scendere dallo sgabello e cadere rovinosamente sul pavimento: celo.
Equilibrio: manca.

Recuperare matita, equilibrio e posizione scomoda sullo sgabello: celo.
Ispirazione: manca.

Mille pensieri per la testa, folletti, terre lontane, WikiLeaks: celo.
Un'idea interessante: manca.

Cominciare a disegnare buffi gatti dalle grosse orecchie: celo.
Lo sai che nei ristoranti non è coniglio quello che mangi, ma è gatto? Luogo comune, ma: manca.

Non pensare a quella cosa, non pensare a quella cosa, PENSO A QUELLA COSA: celo.
Non pensare a quella cosa, NON PENSO A QUELLA COSA: manca.

Intristirsi immediatamente per aver pensato a quella cosa: celo.
Pensare alla più ricercata barzelletta/aneddoto/perla di saggezza popolare per autostrapparsi una risata: celo, ma manca.

Chiudere la Moleskine: celo.
Riaprire la Moleskine: manca.

Spostarsi sul divano: celo.
Riapriamo la Moleskine? manca.

Autocompiacersi per l'acquisto del divano: celo.
Seriamente, questo divano è stato proprio un buon acquisto: manca.

Acquisire una posizione sfacciatamente menefreghista sul divano: celo.
Rimanere sveglio: manca.

Fra il dire e il fare c'è di mezzo un celo/manca.


lunedì 13 dicembre 2010

Finale noir

Stordito.
Non sa se è colpa del vino, del sigaro o di quel suo sguardo.
La sala è quasi totalmente buia, lei in piedi immobile e severa, lui sprofonda pian piano nella poltrona di pelle e in tutto questo la bassa luce di un'abat-jour scalda, di poco, la situazione.
Lei stringe i pungi, lui stringe nella mano sinistra l'esile stelo di cristallo del calice e nella destra un fumoso Cohiba.
Vizi.
Non conosce bene quello sguardo. Non è lo stesso di quei momenti passati sotto il sole nei campi di grano del Salento o in mezzo a un prato delle colline toscane. Quello di lei è uno sguardo di novembre, grigio e nebbioso, da hinterland milanese.
Le stagioni si danno il cambio. Si chiama tempo che scorre.
E' un silenzio assordante, quello che risuona adesso, prendendo il posto di quel rumoroso abbaiarsi, quel violento scambio di chiassose "opinioni", triste gara a chi urla più forte.
Lei è ancora immobile, totalmente severa. Il viso tradisce però due lacrime che tremendamente simmetriche le rigano il volto.
Lui si alza, lentamente si porta verso il giradischi e abbassa la testina sul vinile.
Franz Ferdinand - Walk Away.
Lui si avvicina a lei. Due sguardi di ghiaccio si incontrano, si dicono tutto o forse non si dicono nulla. Le labbra si sfiorano in un impercettibile bacio.
Un bacio dal sapore ancor più amaro di quello di Giuda.
Lei si gira, i suoi tacchi rumoreggiano fino al portone d'entrata.
Lui impassibile, accompagna le parole provenienti dal vinile, sussurandole.
"I love the sound of you walking away."

martedì 23 novembre 2010

Nulla

Nulla.
Nulla in testa.
Un nulla fatto di parole, un nulla di pensieri, un nulla di stimoli.
Metto giù qualcosa dal nulla allora.
Partiamo dal nulla.
Sensazione strana: frasi segmentate, fredde e tagliate.
Sei frasi, questa è la settima e mi chiedo che senso abbia.
Evidentemente non ha senso, ma il nulla va riempiendosi.
Ora mi è quasi simpatico questo, chiamiamolo, esercizio di stile in prosa.
Nulla. Se fosse un acrostico?
Non Udire La Lontana Arroganza. Fatto al volo, dai, carino.
Bene.
E ora?
Nulla.

venerdì 12 novembre 2010

Day and night

C'era una volta la notte che se ne stava da sola, avvolta nella nebbia. Ad un tratto, facendosi largo con un debole fascio di luce, arrivò il giorno, un po' assonnato, un po' umido, cercando di attaccar bottone con la notte.
La notte, piegata sotto il peso del mantello di nebbia, aggredì il giorno: "Che fai già qua? Vai, è ancora presto, poi è novembre, potresti startene anche a casa, non hanno bisogno di te!"
"Come no, cara notte!" ribattè il giorno "hanno bisogno di me e, strano ma vero, anche tu hai bisogno di me."
"E per quale motivo dovrei aver bisogno di te?" rispose la notte piuttosto seccata "io i miei orari li conosco, da sola sto bene, non ho bisogno dell'aiuto di nessuno."
"Tu credi che io non mi sia accorto, cara notte, che grazie a me, vai a riposarti in pace ogni giorno. Ti vedo, non riesci a nascondere un sorriso appena prima di voltarmi le spalle. Questo perchè, per quanto diversi, io e te non possiamo vivere separati e senza pensarci reciprocamente. Certo, tu sei la tenebrosa e devi mantenere questa tua buia apparenza. Ma dentro di te hai la mia luce che all'inizio diminuisce e alla fine aumenta pian piano. Siamo così diversi, ma in fondo così uguali!"
La notte non sapeva proprio come rispondere. Si scrollò di dosso il pesante mantello di nebbia, si mosse un po' a fatica e strinse forte il giorno in un lungo abbraccio, così lungo e così caldo, che gli uomini quella mattina di novembre non poterono credere a quella insolita, incredibile alba.