Stordito.
Non sa se è colpa del vino, del sigaro o di quel suo sguardo.
La sala è quasi totalmente buia, lei in piedi immobile e severa, lui sprofonda pian piano nella poltrona di pelle e in tutto questo la bassa luce di un'abat-jour scalda, di poco, la situazione.
Lei stringe i pungi, lui stringe nella mano sinistra l'esile stelo di cristallo del calice e nella destra un fumoso Cohiba.
Vizi.
Non conosce bene quello sguardo. Non è lo stesso di quei momenti passati sotto il sole nei campi di grano del Salento o in mezzo a un prato delle colline toscane. Quello di lei è uno sguardo di novembre, grigio e nebbioso, da hinterland milanese.
Le stagioni si danno il cambio. Si chiama tempo che scorre.
E' un silenzio assordante, quello che risuona adesso, prendendo il posto di quel rumoroso abbaiarsi, quel violento scambio di chiassose "opinioni", triste gara a chi urla più forte.
Lei è ancora immobile, totalmente severa. Il viso tradisce però due lacrime che tremendamente simmetriche le rigano il volto.
Lui si alza, lentamente si porta verso il giradischi e abbassa la testina sul vinile.
Franz Ferdinand - Walk Away.
Lui si avvicina a lei. Due sguardi di ghiaccio si incontrano, si dicono tutto o forse non si dicono nulla. Le labbra si sfiorano in un impercettibile bacio.
Un bacio dal sapore ancor più amaro di quello di Giuda.
Lei si gira, i suoi tacchi rumoreggiano fino al portone d'entrata.
Lui impassibile, accompagna le parole provenienti dal vinile, sussurandole.
"I love the sound of you walking away."

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